Una particolarità del quartiere è che tutte le strade che lo attraversano sono intitolate ad architetti italiani protagonisti sulla scena nel trentennio 1910-1940 come Gino Coppedè, all’anagrafe Luigi (1866-1927), Luca Beltrami (1854-1933) e Mario Moretti (1845-1921); ma anche a quelli storici come Bartolomeo Avanzini (1608-1658), Baldassarre Longhena (1596-1682) e Carlo Fontana (1638-1714). La vignetta che illustra questo articolo vuole immaginare al lavoro, proprio gli architetti a cui sono dedicate le nostre strade… un’auspicio per la riqualificazione del quartiere.
In questa passeggiata virtuale percorreremo le strade del nostro quartiere e, con brevi accenni storici, scopriremo chi sono gli artisti appena ricordati e quali opere famose hanno lasciato a Roma ed in Italia durante la loro attività.
Prima di arrampicarsi per via Baldassarre Longhena, mi soffermerei su via Gino Coppedè, esile strada che si sviluppa proprio ai piedi della collina dell’Incis, partendo dall’edicola della Madonnina – pensata e realizzata nel 1967 da due “abitanti della strada” Mario Iegri (1913-1990) e Pietro Lorito (1907-1976) – per terminare al capolinea dell’881, prima linea introdotta con il Piano di riqualificazione e sviluppo della rete urbana di Roma nel 1995.
Luigi (Gino) Coppedè (1866-1927), figlio dell’intagliatore ed ebanista fiorentino Mariano Coppedè, è conosciuto, oltre che come architetto, anche come artista eclettico in grado di fondere in modo controllato stili artistici e architettonici quali il liberty, l’art decò, il neogotico, il medievale, il kitsch, il barocco e la contemporanea corrente europea modernista dell’epoca.
Nel 1919 il nostro è impegnato in diverse costruzioni a Roma che costituiranno il complesso di edifici conosciuto appunto come il Quartiere Coppedè, composto da 18 palazzi e 27 tra palazzine e edifici disposte intorno al nucleo centrale di piazza Mincio.
Nello stesso anno egli collabora insieme ad Alessandro Cerruti per l’arredamento di alcuni piroscafi della sua compagnia di navigazione, la “Lloyd Sabaudo”, la prima a costruire transatlantici di linea marittima per il Nord e il Sud America, alcuni divenuti leggendari come il Conte Verde, il Conte Rosso e il Conte Biancamano.
Nel 1921 Luigi progetta, sul lago di Como, la storica residenza in stile liberty detta “Villa La Gaeta”, utilizzata nel 2006 come luogo per le riprese di alcune scene del 21° capitolo della serie cinematografica di 007, “Casino Royale; mentre nel 1923 si cimenta con l’Arch. Ugolotti alla redazione di un progetto, mai realizzato, che prevedeva lo spostamento della Stazione Termini a Porta Maggiore, creando di fatto una nuova area urbana situata tra l’Esquilino e San Lorenzo atta ad ospitare circa 60.000 persone.
Prendiamo ora ad arrampicarci lungo via Baldassarre Longhena, la quale si biforca subito dietro la Farmacia di Gianluigi Petitto in una piccola strada chiusa, e prosegue sinuosa lungo tutta la collina incontrando, dopo circa 200 mt, via Mario Moretti. In questo percorso troviamo l’ambulatorio della veterinaria Marina Monteduro.
Baldassarre Longhena (1596-1692) è stato un architetto e scultore italiano della Repubblica di Venezia fra i più celebri e rappresentativi del suo tempo. Si dice di lui che fosse un uomo piccolo di statura, che vestisse sempre di nero, e che sostenesse la professione con molto decoro.
Si formò nella bottega del padre Melchidesech, ma furono Andrea Palladio e Sebastiano Serlio a contribuire alla sua educazione artistica. Infatti, pur essendo pienamente inserito nelle correnti barocche del suo tempo, l’architetto riuscì a conferire ad alcune sue opere una sontuosità e degli effetti chiaroscurali carichi di un profondo drammatismo, riscontrabile soprattutto in quello che fu il suo capolavoro indiscusso, Santa Maria della Salute sul Canal Grande, realizzata per volere del senato Veneziano come ex voto per la fine dell’epidemia di peste che aveva sconvolto la città in quel periodo.
In qualità di architetto più rinomato di Venezia, egli progettò e realizzò la maggior parte delle grandi tombe monumentali del periodo, che si distinguono tutte per la presenza della statua dell’effigiato a grandezza naturale, stante o in ginocchio. La più spettacolare di tutte, il mausoleo del doge Giovanni Pesaro, vede il doge rappresentato sul trono sorretto da draghi e circondato da figure allegoriche sovrastante quattro mori in marmo nero che sorreggono una trabeazione e sono affiancati da due scheletri di bronzo che sostengono l’iscrizione commemorativa.
Torniamo quindi a via Mario Moretti, una breve deviazione di via Longhena, circondata da tre complessi di edifici ed alcuni parcheggi, proprio alle spalle di un campetto di calcio e del parco giochi del quartiere… ad oggi ancora un po’ troppo trascurati.
Mario Moretti (1845-1921), ingegnere, si formò a Roma presso la Scuola di applicazione degli Ingegneri e l’Accademia di Belle Arti, entrando nell’ufficio tecnico municipale di Roma ove raggiunse i più alti gradi gerarchici, sino a divenire Capo divisione delle Fabbriche, e poi direttore dal 1904 al 1914, rivestendo un ruolo notevole nella redazione del piano regolatore del 1908. Tra i suoi lavori ricordiamo la sistemazione della piazza dell’Esquilino (1872) e della parte terminale della via Nazionale (1875 e 1877), con le ville Aldobrandini e Rospigliosi e le chiese di S. Caterina e dei SS. Domenico e Sisto, il villino in via Nomentana angolo via XXI Aprile, il cavalcavia di raccordo fra il Pincio e la villa Borghese (1907), 13 scuole tra cui il liceo Cavour (1893) e il liceo Tasso (1907), la cappella degli Israeliti al Verano, il ponte Mazzini (1907).
Proseguiamo ora la nostra passeggiata risalendo la collina, fino ad arrivare alla prima svolta, all’altezza della “bottega orafa” di Emanuela Di Nicola, e proseguiamo su un largo piano fino alla curva successiva che incrocia, sulla sinistra, via Luca Beltrami. A questo punto, via Baldassarre Longhena prosegue dritto fino alla Biblioteca Comunale Longhena e lì finisce.
Luca Beltrami (1854-1933) fu un geniale architetto che, a cavallo tra Otto e Novecento, ridisegnò il volto della città di Milano. Storico dell’arte, incisore, ma anche museologo e collezionista attento al linguaggio della fotografia, oltre che uomo politico, giornalista e saggista, ricoprì un ruolo di grande rilievo nell’Italia postunitaria e dei primi decenni del nuovo secolo.
La ricostruzione del Castello Sforzesco è, tuttavia, la sua opera più importante. L’antica fortezza, ormai diroccata e ridotta a caserma, in procinto di essere abbattuta quale simbolo di antiche dominazioni, viene salvata e restituita alla città grazie alla battaglia politica condotta da Beltrami e ai lavori da lui intrapresi tra il 1893 e il 1911. Il Castello si trasforma in sede dei musei civici della città, luogo di conservazione di importanti collezioni d’arte, ma soprattutto simbolo del valore civile della cultura e della stessa città di Milano.
Lasciamo la corta via Beltrami per incrociare l’ultima delle strade dell’INCIS, via Bartolomeo Avanzini, la quale, ripercorrendo la collina al contrario, ci riporta giù fino al capolinea dell’881.
Purtroppo, su Bartolomeo Avanzini (1608-1658), allievo di Gian Lorenzo Bernini, con cui collaborò ai lavori per Palazzo Barberini, abbiamo poche notizie. Sappiamo che Francesco I d’Este gli affidò nel 1634 la costruzione del nuovo Palazzo ducale di Modena, grandioso edificio basato su spunti del Rainaldi, poi terminato dal Luraghi. Nello stesso 1634, il nostro cominciava la trasformazione in villa della rocca di Sassuolo, e dava i progetti per il Santuario della Madonna di Fiorano, sempre presso Sassuolo. Egli lavorò anche alla cupola della chiesa di San Vincenzo in Modena, e disegnò l’altare maggiore della chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma.
La nostra passeggiata si conclude passando di fronte alla stretta e inerpicata via Carlo Fontana, la quale costeggiando l’autofficina di Massimo Sbaglia, ci riporta sull’asse principale di via della Pisana. In questa area troviamo anche la gelateria “Panchina di Roby” e il Bar di Stefano Iegri.
Carlo Fontana (1638-1714) fu il quarto ed ultimo dei grandi architetti ticinesi che plasmarono l’immagine della città di Roma, a cominciare da Domenico Fontana (1543-1607), passando per Carlo Maderno (1556-1629) fino a Francesco Borromini (1599-1667). Con lui si chiude anche il periodo barocco delle facciate sinuose e riccamente decorate, che lasceranno spazio a forme più sobrie e rigorose di ispirazione classica. Un esempio di questa fase tardo barocca è la facciata che Fontana progettò per la chiesa di San Marcello al Corso a Roma. L’architetto lavorò con Carlo Rainaldi, il quale collaborava spesso con Gian Lorenzo Bernini, prendendo quindi parte ai numerosi progetti di quest’ultimo, e giocando un importante ruolo di mediazione tra i progetti dei due maestri grazie al suo carattere conciliante. Un esempio di questa collaborazione sono le due chiese in piazza del Popolo a Roma. Inoltre, Carlo realizzò alcuni monumenti funerari, per esempio per la regina Cristina di Svezia (1626-1689) e Innocenzo XII (papa dal 1691 al 1700) nella Basilica di S. Pietro.
di Valeria Maria Leonardi
disegno di Pascal Gaggelli (c)