Il volontariato non è guardarsi allo specchio soddisfatto del proprio presunto altruismo e non è neanche sostituirsi alle istituzioni preposte ai compiti che dovrebbero eseguire. Il volontariato potremmo vederlo come un gesto egoistico che ci fa stare bene, che ci rende vivi e dà un senso alla nostra esistenza. Questo è quello che unisce le diverse tipologie di volontariato, dagli operatori sanitari (medici e infermieri) delle varie associazioni che si occupano di sanità in giro per il mondo (Medici Senza Frontiere, Emergency, ecc.) rischiando anche la vita, al personale che opera nelle varie mense di ispirazione religiosa o laica in tutte le città del globo, alle persone che dedicano il proprio tempo ad insegnare l’italiano agli stranieri che vivono qui per una migliore integrazione nel tessuto sociale, a chi si impegna dentro e al di fuori delle associazioni ambientaliste per la tutela del massimo bene comune che è la Natura. In epoca moderna il volontariato nasce con la rivoluzione industriale, quando prima in Inghilterra e poi nel resto del mondo occidentale, le prime grandi fabbriche attirarono masse di contadini che tentando di sfuggire alla povertà di una vita di stenti dovuta allo sfruttamento dei grandi latifondisti e alle frequenti carestie (in Irlanda per questo motivo morirono un milione di persone dal 1845 al 1849) tentarono la via delle città nella speranza di una vita migliore passando spesso “dalla padella alla brace”. In questo periodo nascono molte associazioni di origine religiosa e poco più tardi di origine laica di ispirazione spesso legate ad organizzazioni sindacali, socialiste o repubblicane. L’associazionismo dall’Inghilterra si espande in tutta Europa e poi nel resto del mondo a lei legato. Le tematiche del primo volontariato sono principalmente legate alla carente alimentazione e igiene, all’analfabetismo delle masse popolari dovute alle enormi diseguaglianze che esistevano. Alle tematiche tradizionali del volontariato si aggiungono dagli anni sessanta anche quelle legate all’ambientalismo con varie associazioni che si appoggiano quasi esclusivamente sul lavoro volontario (WWF, Legambiente, LIPU e tante altre) oltre a quelle che si occupano della difesa e del recupero dei beni culturali.

Essere volontari nel nostro quartiere significa amare l’odore dell’erba bagnata dopo una giornata di pioggia, ascoltare il canto degli uccelli in primavera, amare la natura che vive attorno a noi, significa prendersi cura dei nostri giardini e ovviare alla mancanza delle istituzioni, rimboccandosi le maniche dove necessario senza sostituirle e senza rinunciare al diritto di critica nei confronti di chi non fa il proprio dovere e si ricorda di noi solo vicino ad un appuntamento elettorale. Il nostro lavoro deve essere di pungolo verso tutti gli abitanti, anche di quelli che sanno solo parlare e non muovono un dito per cambiare le cose, anche verso quelli che trattano il nostro quartiere come un’enorme discarica. È un lavoro duro, difficile e impegnativo che forse non finirà mai, ma che comunque dà un senso al nostro vivere.

 

di Marco Tomassini