La storia del nostro quartiere

Come è nato, come evolve

 

Ripercorriamo la storia del nostro quartiere, come è nato, dove si è esteso, gli uomini e professionisti che l’hanno realizzato…

 

Il quartiere La Pisana

Il quartiere La Pisana, con un’estensione di circa 16,5 ettari, si è sviluppato con le proprie aree d’interesse storico e ambientalistico lungo l’omonima via, istituita nel suo aspetto attuale negli anni ’50 del ‘900 quando venne costruita, tra il 1958 e il 1959 la chiesa di Santa Maria della Perseveranza, su progetto dell’Architetto Francesco Fornari, poi affidata ai sacerdoti della Congregazione
dei Missionari Servi dei Poveri. Lo stesso Fornari realizzò anche la Cappella di San Lauro, oggi chiusa, sempre sulla via all’altezza del Plesso Emanuela Loi.

La Tenuta della Pisana

La prima menzione della vasta Tenuta della Pisana di cui si ha notizia risale ad una gabella del vino del 1424, in cui si parla di una Taberna in Pisana.
Secondo il Catasto alessandrino del 1660, l’area faceva parte delle proprietà terriere di Camillo Pamphili (1622-1666), figlio della famosa Olimpia Maidalchini (1591-1657), detta da Pasquino la Pimpaccia, che lo stesso
apostrofava con la frase «Chi dice donna, dice danno/chi dice femmina, dice malanno/chi dice Olimpia Maidalchina, dice danno malanno e rovina». Alla fine del ‘700 la Tenuta passò poi al Principe Antonio Santacroce († 1792), smembrandosi, in seguito, in vari lotti che oggi hanno dato origine alle zone di Casetta Mattei, Bravetta, Muratella, etc.

tenuta della pisana

Torretta de’ Massimi

La strada urbana omonima, densa di palazzine, attraversa in parte l’aperta campagna della Torretta de’ Massimi, la più estesa area della Tenuta originale, caratterizzata dalla sua torre di avvistamento del XII secolo, probabilmente sorta su rovine romane, dal XVIII secolo di proprietà della famiglia Lancellotti. La zona, nel 1997 entrata a far parte dell’area protetta di competenza regionale per l’elevato valore naturalistico, è in gran parte adibita a coltivi e presenta piccoli boschi di cerro con esemplari di sughera. La fauna dell’area rispecchia quella tipica dei sistemi agricoli adiacenti: tra i roditori troviamo il topo selvatico; tra gli uccelli il gheppio ed il nibbio bruno, il barbagianni e il picchio rosso maggiore, oltre a ciò, è di grande interesse il Bosco Somaini, annesso alla riserva.

torre de massimi

L'INCIS di Via della Pisana, una realtà in divenire

L’Istituto Nazionale per la Case degli Impiegati Statali

Nell’ambito del quartiere La Pisana, l’Istituto nazionale per le case degli impiegati statali (INCIS), ente pubblico italiano istituito nel 1924 per costruire edifici da assegnare in locazione ai dipendenti civili e militari dello Stato, commissionava all’Arch. Attilio Lapadula (1917-1981) un complesso edilizio destinato ai dirigenti non militari delle Forze Armate i cui appartamenti, in seguito, furono assegnati ai dipendenti con famiglie numerose.

Il progetto, del valore di £ 2.500.000, realizzato, tra il 1960 e il 1961, da Carlo Baccin, Bruno Folicaldi, Franco Mirri, Mario Romano, e dall’Ing. Gilberto Valle dello Studio Valle, vede la costruzione di una serie di edifici residenziali di 4/6 piani in cui, un attento cromatismo delle superfici, sottolinea gli elementi che si compongono secondo piani differenti: i vetri dei balconi, le cornici bianche che racchiudono le finestre, le parti di prospetto rivestite da una cortina di mattoni, le falde del tetto che nascondono il piano attico. Una geometria sempre molto controllata fatta di balconi aggettanti e leggermente rientranti, come piccole logge che contribuiscono a creare dei chiaroscuri nelle facciate.

Attilio Lapadula
Pisana Roma

Il quartiere oggi

Dopo molti decenni dalla sua realizzazione, il nostro quartiere rappresenta ancora oggi una costruzione di pregio architettonico, coniugando canoni estetici di alto livello con caratteristiche di elevata funzionalità, come l’aver coniugato al meglio gli spazi privati con quelli pubblici creando una serie di aree verdi ricche di alberi da frutto (nespoli, aranci, susini, etc.), alberi “esotici” come il papiro e l’eucalipto, arricchite di panchine in tufo decorate da motivi geometrici.

Una particolarità del quartiere è che tutte le strade che lo costituiscono sono intitolate ad architetti italiani protagonisti sulla scena nel trentennio 1910-1940 come Marcello Piacentini (1881-1960), Gino Coppedè, all’anagrafe Luigi (1866-1927), Luca Beltrami (1854-1933), direttore politico del Corriere della Sera, e Mario Moretti (1845-1921), ingegnere; ma anche a quelli storici come Bartolomeo Avanzini (1608-1658), allievo di Gian Lorenzo Bernini, e Baldassarre Longhena (1596-1682), architetto e scultore veneziano, e Carlo Fontana (1638-1714), allievo di Pietro da Cortona e collaboratore del Bernini.

di Valeria Maria Leonardi